come realizzare i balconi

I 3 caposaldi da seguire per la realizzazione dei balconi negli edifici in legno

Come spesso abbiamo evidenziato in questo blog, tra gli elementi critici di un edificio in legno, i balconi esterni sono una delle peggiori problematiche.

In generale tutte le superfici orizzontali esterne sono potenzialmente molto pericolose e richiedono particolari cure e tecniche per essere eseguite.

I tetti piani, i lastrichi solari e i terrazzini sono elementi esposti alle precipitazioni e, se non correttamente realizzati, possono diventare un punto debole significativo per tutto l’edificio.

L’infiltrazione, infatti, parte generalmente da alcuni elementi del balcone ma nella maggioranza dei casi non tarda a farsi strada anche all’interno dei fabbricati mandando in crisi interi solai

 Il caso più famoso lo ricordiamo tutti e fu quello del crollo del balcone del progetto CASE a L’Aquila.

Crollo terrazzo L'Aquila
Crollo terrazzo visto da fuori

Fortunatamente il crollo non ha avuto conseguenze sulle persone ma si tratta di un caso esemplare perché la tipologia di costruzione di questo elemento, con soletta aggettante e doppia fodera, è molto comune.

Come non realizzare i balconi degli edifici in legno

Nel corso di questi anni abbiamo visti decine di casi di balconi mal realizzati, e continuiamo a scoprirne di nuovi. Il fatto curioso è che sono tutti accomunati dalla stessa tecnica costruttiva, come se, per alcuni anni, questo fosse il modo consigliato di procedere.

Ritengo comunque che, anche tuttora, una buona percentuale dei balconi esterni venga realizzata in questo modo.

marcescenza terrazzo

Cerchiamo di capire allora come vengono realizzati e perché vanno fuori servizio in breve tempo. Sulla base poi di queste considerazioni cercheremo di capire se sia possibile realizzarli in maniera duratura e definitiva.

La stragrande maggioranza dei balconi è realizzata in questo modo:

Lo spauracchio del ponte termico ha creato questo dettaglio che è quanto di più pericoloso si possa pensare per degli elementi in legno.

Rivestendo in questo modo la struttura in legno abbiamo creato quello che gli anglosassoni chiamano “DISA” ovvero “Drying Inhibition surface area” o ancora meglio “zona in cui è inibita l’asciugatura superficiale”.

Per approfondire leggi anche: La legge delle 4D per una progettazione responsabile.

Si tratta di una condizione pericolosa perché ogni volta che inibiamo la capacità di asciugatura del legno, poniamo le condizioni per cui qualsiasi traccia di umidità, che per qualche motivo entra a contatto con il legno, non riesce più ad uscire.

A questo punto ogni goccia d’acqua contribuisce ad innalzare il valore di umidità interna del legno verso la soglia del 20% e da lì in poi il passo verso la marcescenza è veramente breve. 

Ma da dove entra l’acqua?

In questo schema vediamo come i punti di infiltrazione sono molteplici:

  • gli sbarchi (1) sono tra i punti più pericolosi in cui serramento, soglia, isolante e impermeabilizzazione creano un nodo molto difficile da risolvere.
  • La superficie piana è sempre bagnata e se la guaina (2) cede in seguito a movimenti ciclici di ritiro ed espansione tipici del legno il danno è ingente.
  • Infine gli attacchi dei parapetti o delle ringhiere (3) sono un altro punto estremamente delicato.

Non dobbiamo dimenticare che la posa di una guaina bituminosa all’estradosso della soletta forma una barriera alla diffusione del vapore che può portare a fenomeni condensativi (4) proprio sotto alla guaina bituminosa.

Inoltre un altro aspetto molto importante della questione è che qualsiasi attacco di marcescenza andrà con ogni probabilità ad intaccare anche la parte interna del solaio con danni ancora maggiori alla struttura nel suo complesso.

terrazzo e solaio marcescenti

Qual è il metodo corretto per realizzare i balconi?

Esiste un sistema che mi permetta di godere di questo elemento architettonico senza temere che possa rovinare pesantemente la mia abitazione?

Come spesso accade le soluzioni sono diverse e, in questo articolo, cercheremo di illustrarvi alcuni esempi.

È importante sottolineare però che, sebbene le soluzioni siano diverse, tutte quante fanno riferimento ad alcuni semplici caposaldi che non dovremmo mai dimenticare quando abbiamo a che fare con del legno esposto alle intemperie.

Caposaldo 1: semplicità e sobrietà

I balconi sono elementi funzionali e come tali devono essere trattati. Più aumentiamo la complessità delle stratigrafie applicate e più aumentiamo le probabilità di un fuori servizio.

Dunque, aumentare gli strati o ridondare con le impermeabilizzazioni non è direzione giusta. Ha più senso non rivestire, lasciando il legno nudo con la sua possibilità di bagnarsi, ma anche di asciugarsi.

La regola è quella di evitare di trovarsi in DISA.

terrazzo che può asciugarsi

Se l’estetica del legno non vi piace allora si possono sempre fare in acciaio.

Caposaldo 2: separare i solai

È assolutamente indispensabile che non ci sia continuità tra interno ed esterno. La soletta esterna deve essere indipendente da quella interna.

In questo modo, nel caso di infiltrazioni d’acqua, l’interno dell’abitazione rimarrà integro. Per sopperire al problema, in alcuni casi, si può procedere inserendo degli elementi in acciaio.

Caposaldo 3: separare le strutture

La cosa migliore da fare rimane quella di separare del tutto le due strutture e realizzare i balconi con materiali più durevoli come l’acciaio.

In questo caso si procede con una progettazione puntuale dell’elemento che viene prefabbricato e installato in loco in maniera molto semplice e veloce, sfruttando pochi agganci autocentranti.

In questo caso, ad esempio, abbiamo curato la progettazione di un balcone per una associazione del posto.

Il balcone esterno è stato interamente prefabbricato in stabilimento e poi installato per mezzo di un’autogru già verniciato e con i vetri installati.

Il tutto è durato un paio d’ore. La struttura in acciaio è rivestita con doghe in legno di Okumè e si regge per mezzo di 6 agganci autocentranti. In questo modo gli unici punti di discontinuità si risolvono nei 6 punti di appoggio. Semplice, facile, bello.

Vi invitiamo a lasciare il vostro commento qui sotto in merito alla vostra esperienza con questo dettaglio costruttivo. Potete anche contattarci per approfondimenti cliccando qui oppure iscrivetevi alla nostra newsletter compilando il form qui sotto.

Riceverete un pdf gratuito, a cura dell’ing. Alex Merotto, dedicato alla Resistenza Al Fuoco degli edifici in legno.

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4 commenti
  1. FABIO SPERA
    FABIO SPERA dice:

    Ringrazio Alex per la chiarezza di esposizione che lo contraddistingue e per il lavoro quotidiano del portale a disposizione di tutti. Per quanto riguarda le soluzioni proposte mi schiero senz’altro tra coloro che prediligono la prima soluzione, quella del legno con legno.

    Rispondi
  2. ALMERICO RIBERA
    ALMERICO RIBERA dice:

    Molto puntuale. Carissimi Alex, Sonia, Martina, siete fra i pochissimi che, attraverso il blog woodlab hanno il coraggio di pubblicare problemi e soluzioni di ingegneria nel nostro settore. Quindi applaudo, da giornalista del settore (purtroppo anziano) al lavoro di diffusione delle tecnologie di costruzione con lo scopo di mettere in discussione il vostro lavoro. Il settore costruzioni di legno è in piena espansione in tutto il mondo, soltanto in Italia non si fa ricerca e quando qualcuno dedica il proprio tempo allo studio di nuove soluzioni, tiene gelosamente nascosti i risultati. Tranne pochissimi. Viva questi pochissimi, il loro valore e il loro coraggio. Anzi grazie. Almerico

    Rispondi

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