Intervista all’arch. Franco Laner: considerazioni sul futuro del legno

Franco Laner è architetto, docente ordinario di tecnologia dell’architettura presso lo Iuav di Venezia, e massimo esperto di legno nell’edilizia italiana. 

Vi proponiamo un’intervista rilasciataci per fare un resoconto sulla situazione attuale del mercato del legno e sul futuro del settore.

Quali sono i motivi che si celano dietro la preoccupazione così forte nei confronti del futuro del legno?

Se si guardano i dati statistici relativi all’impiego del legno in edilizia, specie se elaborati da Federlegno o Promolegno, si nota una crescita continua soprattutto nell´edilizia residenziale e scolastica, nonostante il perdurare della crisi nel nostro Paese.

Ciò nonostante c’è una diffusa preoccupazione sia da parte di operatori seri ed attenti, sia da parte di molti giovani professionisti, nei confronti di:

  • qualità modesta delle realizzazioni,
  • disattenzione nei confronti delle regole di base,
  • bassa cultura generale.

Si tratta di aspetti forieri di scenari che escluderanno il legno come alternativa strutturale, nel breve periodo.

Quali sono i temi su cui bisognerebbe fare maggiore informazione e cultura e quali sono le idee messe sul piatto fino ad oggi?

Ovviamente bisogna conoscere il legno, le sue caratteristiche fisico-meccaniche di durabilità, di comportamento alle tante sollecitazioni cui una struttura è soggetta (come le forze orizzontali: sisma e vento), le proprietà acustiche, la trasmissione di calore, le caratteristiche igroscopiche, resistenza e reazione al fuoco, ecc. ecc..

Ma non solo.

Mi piacerebbe che i progettisti e fornitori conoscessero l’intera filiera legno: dal seme all’albero, al taglio, l’esbosco, le prime lavorazioni, il processo di produzione, i controlli, le certificazioni e via via fino al progetto, la direzione lavori, la posa e il collaudo, quando il legno inizierà una sua nuova vita anche se avrà continuamente bisogno di attenzione (manutenzione).

Solo conoscendo la filiera del legno è possibile l’innovazione e il suo corretto impiego. Se non si conosce, si commettono errori, a volte irreparabili e devastanti.

Ricordiamoci sempre che il legno è un materiale organico e che gli altri materiali da costruzione sono inorganici. Far mente locale all’organicità del legno, cambia il tradizionale approccio ai materiali da costruzione e al progetto.

Altro cambio di mentalità è dato dal fatto che il legno ha basso peso specifico e le problematiche dovute alla leggerezza sono opposte rispetto ai materiali pesanti.

Le scarse caratteristiche di elasticità (E =10.000N/mmq ) del legno impongono un diverso approccio nei confronti della sicurezza strutturale.

Insomma pregi e difetti che devono essere conosciuti per scegliere, caso per caso, soluzioni conformi.

Veniamo alle problematiche più evidenti legate al settore: la durabilità è una caratteristica fondamentale per le strutture di legno, qual è il problema sociale alla base di questo tema?

La durabilità, facile da condividere, è il tema principe per il legno, ma anche per gli altri materiali.

La sua “organicità”, comunque, lo espone maggiormente al degrado.

Nel grande ciclo della vita, guai se il legno non tornasse in fretta alla madre terra che l’ha generato. Saremo sopraffatti dal regno vegetale. Invece, appena morto, il legno dell’albero subisce una molteplicità di attacchi, dai batteri, ai funghi, agli insetti.

La presenza d’acqua è indispensabile per questi processi degradativi. Allontanare l’acqua, in ogni sua forma, liquida o gassosa, significa garantire durabilità al legno.

Su questo tema ho dedicato la maggior parte dei miei studi e una continua preoccupazione. Ho scritto, insegnato e raccomandato.

Ne abbiamo parlato anche in questo blog: infiltrazioni d’acqua dagli impianti, infiltrazioni dalle fondamenta, inflitrazioni dal tetto.

La scarsa attenzione a quest’aspetto da parte dei legislatori e delle associazioni di categoria è preoccupante. È un argomento scomodo. Chi lo propone viene posto immediatamente dalla parte dei detrattori del legno.

Del legno si parli solo delle sue virtù!

Eppure ci sono strutture che hanno forato la coltre dei secoli e sono giunte a noi, testimoniando che ci sono soluzioni e attenzioni per la durabilità del legno.

Sarebbe infatti sciocco mostrare solo marcimenti senza il corredo di soluzioni conformi.

Non si parte da zero, perché sull’argomento c’è molta produzione scientifica e normativa. Il problema vero è dunque l’ignoranza e ancor peggio che l’argomento sia trattato quasi fosse un tabù.

Relativamente al tema fuoco c’è discrepanza degli addetti al settore rispetto a coloro che lavorano a contatto con esso?

Il fuoco è un altro tema che deve essere affrontato.

Sappiamo che il legno prende fuoco (reazione), ma soprattutto sappiamo che la fiamma avanza con velocità conosciuta e normata (resistenza) e che la temperatura del legno è bassa a qualche mm davanti al fronte di combustione.

Inoltre, il legno non bruciato mantiene integre tutte le sue proprietà meccaniche.

Le statistiche, mostrate in recenti convegni dai comandi dei Vigili del Fuoco, documentano l’aumento degli incendi, specie di tetti delle case di legno.

La causa non è il legno, è la mancanza di una cultura di prevenzione al fuoco con errori sciocchi, come ad esempio arcarecci infilati nella canna fumaria, canne fumarie non sufficientemente isolate.

Guai se chiedi al proprietario di una mansarda di legno dov’è l’estintore: ti caccia come menagramo!

Anche questo comunque è un tema di grande importanza, non solo scientifica, ma soprattutto culturale.

Parliamo di pubblicità: come si potrebbe promuovere in maniera etica la cultura del legno senza cadere in banalità ed esagerazioni?

Un paio d’anni fa la Facoltà di ingegneria di Padova e l’Ordine degli ingegneri organizzarono un convegno proprio sui limiti etici della pubblicità dei materiali da costruzione, sulla correttezza dei dati esibiti e come difendersi dalla promozione fraudolenta.

Io mi occupai della pubblicità del legno. Credo che sarebbero da riproporre per divulgare gli interessanti risultati del convegno.

In sintesi la promozione del legno è assai modesta.

Si fa leva su slogan del tipo: legno materiale che non teme il fuoco, legno materiale antisismico. Forse che il laterizio, l’acciaio, il c.a. non sono antisismici?

L’antisismicità non è data dai materiali, bensì dalla concezione, dal progetto con cui i materiali sono assemblati. Una casa di legno mal concepita, non è detto che resista al terremoto solo perché è di legno.

Per non parlare del necessario controllo dell’umidità del legno, si parla di materiale vivo e dopo aver parlato di materiale sostenibile, si elencano i suoi pregi immediati e per utilizzatori di bocca buona, a cui piace sentirsi dire che il legno è materiale naturale, caldo, suadente, complice e coccolo!

Perché manca una corretta cultura? Come è messa l’Italia a livello di docenza per le costruzioni di legno?

In pochissime facoltà si insegna a progettare, calcolare e costruire col legno.

Trento da questo punto di vista è un immediato riferimento e poi bisogna cercare con pazienza qualche corso nelle facoltà di ingegneria e architettura del Nord.

Poi il deserto.

<<Da quando lei è in pensione – mi confidava un mese fa il libraio della Clava dell’Iuav – nessuno chiede più libri sul legno!>>

Meglio gli istituti tecnici che da alcuni anni hanno aperto sezioni per costruire sostenibile e col legno.

Una mia giustificazione.

Ricercare e insegnare il legno non “paga”, perché ai commissari dei concorsi universitari non interessa il legno. Interessa il c.a., l’acciaio, il laterizio.

Il grande Guglielmo Giordano, ingegnere, autore di libri ancora attuali sulla tecnica del legno, è diventato ordinario ad Agraria e non ad Ingegneria!

La tecnologia cambia ed evolve, serve ricerca e formazione per il progresso. Nel settore delle costruzioni di legno come ci si muove a livello normativo e di ricerca?

Condivido la sua affermazione sulla necessità di norme aggiornate e di ricerca.

Le ultime disposizioni (DM 16 genn. 2008, Norme tecniche sulle costruzioni) che pur hanno avuto il grande merito di legittimare il legno come materiale strutturale dovrebbero essere aggiornate, proprio e soprattutto per ciò che riguarda i capitoli sul legno, dimostratisi lacunosi e inadeguati, a meno di non aver pacchi di norme UNI-EN, Eurocodici e norme straniere per riuscire a giustificare le verifiche strutturali o i requisiti di certificazione.

Sulla ricerca credo che dire “stendiamo un pietoso velo” sarebbe il minimo.

Le associazioni di categoria hanno azzerato i già sparuti finanziamenti, i giovani non hanno occasione di ricerca e questa è un’altra ragione per cui il legno è assente dall’Università.

D’altra parte il mercato del legno tira, perché investire in ricerca?

Nessun industriale serio farebbe un ragionamento del genere e sfrutterebbe proprio il momento di salute per investire. In caso di crisi, la ricerca non serve, perché sarebbe in ritardo.

Non ci sono industriali del legno; ci sono rivenditori, falegnami un po’ cresciuti e allargati, trasformatori del legno austriaco. La produzione totale annua di lamellare in Italia è l’equivalente dei mc che un’azienda media austriaca produce in tre mesi.

Tutto il legno prodotto in un anno in Italia, non completerebbe il carico di una nave finlandese (150.000 mc) diretta in Cina o USA…

Non è un bel quadro quello che ci prospetta. Consiglierebbe ad un giovane l’impegno e investimenti in questo settore?

Nonostante tutto ho fiducia nel legno.

Meno in tante teste di legno che lo considerano un’occasione per guadagni immediati, che cavalcano la moda (la cultura del legno è ancora solo evocata) delle case di legno e che nulla importa loro della qualità e tantomeno della durabilità.

Il legno, concludeva sempre il prof. Giordano, restituisce con gli interesse la dedizione che gli si presta e anche la simpatia.

Ma è necessario perseverare, ostinatamente perseverare.

D’altra parte in quarant’anni (tanti se paragonati all’incessante progresso tecnologico) il legno ha fatto grandi passi. Forse il momento attuale è una pausa fisiologica.

Per riprendere entusiasmo e fiducia ci vogliono nuove leve, giovani in particolare. Qualcosa, mi pare, si sta movendo in questo senso e mi piacerebbe mettere la mia esperienza al servizio di questo auspicabile New Deal del legno.

Ringraziamo l’arch. Franco Laner, architetto e prof. ordinario di tecnologia dell´architettura all´Iuav di Venezia, per l’intervista rilasciataci.

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5 commenti
  1. Osvaldo
    Osvaldo dice:

    Salve sono Osvaldo,
    noi nel nostro lavoro utilizziamo molto il legno ed anche in svariate essenze (dipende la locazione e il tipo di lavoro che il legno stesso deve fare nel manufatto da realizzare , che sia costruzioni ,rivestimenti o arredi in genere)
    non lo utilizzo più per fare passerelle e camminamenti , inquieto ha bisogno di grandi manutenzioni e comunque a sempre una breve vita (utilizzo un materiale composito WPC solo italiano perché è l´unico,che a una mescola con il 70%di farina di legno e 30% di polipropilene, a differenza di tutto gli altri che hanno una percentuale inferiore di farina di legno e con l´aggiunta di polietilene ).
    Investire nel legno non è facile, il legno da molti viene visto come materiale più economicamente più conveniente, ma non è così.
    E stata data questa interpretazione perché chi vende il legno e solo un commerciante e coloro che lo applicano , sono solo dei comuni artigiani.
    Non c´è professionalità ne nel vendere e ne nel posarlo (forse a lavoro finito può apparentemente sembrare buono, ma di sicuro il legno utilizzato non avranno le sezioni,gli incastri,l´interassi ecc. giusti per il lavoro che dovrebbe fare il legno stesso,perciò sarà continuamente sotto stress)
    Non sono un grande intenditore del legno ma ne faccio gran uso con tutte le cautele che vanno fatte…
    Forse è anche questo il motivo della riuscita dei nostri lavori ed anche questo,motivo di perdita di altrettanti lavori..
    Non chi è se leggera qualcuno questo commento.
    Dico solo che : in ogni cosa come in ogni lavoro, devi avere le giuste conoscenze per raggiungere un buon risultato, non serve avere la presunzione di sapere quando non si ha conoscenza di quello che si sta utilizzando.

    Rispondi
    • Alex Merotto
      Alex Merotto dice:

      Buongiorno Sig. Osvaldo

      Le faccio i complimenti per la passione e dedizione con cui approccia il suo lavoro. Le parole del professor Laner, che condivido appieno, vanno proprio nella direzione dell´uso consapevole della materia legno. Per fortuna ci sono realtà come la sua che mettono in pratica questo modo di vedere il legno.

      Grazie

      A.M.

      Rispondi
  2. Enrico
    Enrico dice:

    Quante verità nell´ intervista del collega Laner (che saluto con piacere nel caso in cui leggesse queste mie righe).
    Certo un´intervista che può apparire “dura” rispetto a tanti articoli e interviste letti in questi ultimi anni sul legno. Risposte “dure” che sottolineano, a mio modesto parere, ancor di più la passione e profonda conoscenza di Laner del legno. Da profondo amante del legno, che mi accompagna sin da bambino e che mi ha visto nascere negli anni 70 praticamente a fianco alla ILP (Industria Legnami Pusteria), ritengo che le parole apparentemente “dure” utilizzate, non colpevolizzano certo il “legno” in quanto materiale, bensì un sistema ed una società spinte sempre più al marketing, alla produzione, alla vendita di prodotti presentati come infallibili ed ideali per tutte le necessità e/o bisogni. Nulla di più errato. Nulla di più falso. Ogni materiale ha le sue caratteristiche, i suoi vantaggi, le sue peculiarità ed al tempo stesso svantaggi, problematiche più o meno grosse che potrebbero renderlo non idoneo e perfino inadatto per determinati utilizzi. Questo vale sicuramente ed in maniera ancor più profonda per il legno. Non ci si può “improvvisare” falegnami, carpentieri e neppure strutturisti del legno se alle basi non si è “mangiato e/o respirato” un pò di segatura. Non è che una trave di Legno Lamellare GL24 sia capace di restituire molte informazioni “tecniche” se non si sa e non si capisce che la stessa trave una volta era un tronco, un albero, una materia “viva”. Con il legno non saranno certo le sigle, le categorie ed i Kmod che potranno dare la certezza sulla reale bontà di un progetto. Il legno richiede amore, passione, tempo, errori dai quali imparare. Errori di cui parlare e non da nascondere per paura di un improvviso calo sulle vendite. Ma oggi il legno pare invece essere la soluzione per tutte i nostri problemi. Quanta presunzione di fronte all´umiltà del legno. Un materiale a volte difficile ma che non vuole e non può nascondere le sue caratteristiche che per alcuni sono “difetti” per altri semplici prescrizioni ed informazioni da sapere ed accettare in quanto “caratteristici”. Sbagliato sarebbe il non credere che ci siano però persone appassionate, preparate e formate. Qualcosa c´è ma troppo poco ed in maniera troppo sproporzionata rispetto alla crescita che il mercato ha registrato sull´uso del legno soprattutto con aspetti strutturali. Rinnovo i miei complimenti a Laner: per la sua sincerità e professionalità. Ma certo lo sappiamo … spesso in questo nostro caro ed a volte povero paese la professionalità stordisce, spaventa, irrita. Grazie E.C.

    Rispondi
    • Franco Laner
      Franco Laner dice:

      Grazie, caro Enrico, delle parole di apprezzamento e ringrazio anche il sig. Osvaldo.
      Ora, individuate alcune cause ostative al miglior impiego del legno e alla sua corretta regola dell´arte, si tratta, ognuno per la sua parte, di rimboccarsi le maniche e lavorare assieme perché le speranze e il lavoro di questi anni non venga deluso.
      Il legno, come mi ha insegnato il prof. Guglielmo Giordano, è onesto e ci restituirà con gli interessi la dedizione e simpatia che gli dedichiamo.
      Franco

      Rispondi

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