intervista a almerico ribera

Intervista ad Almerico Ribera: servono cultura e tradizione nel settore delle costruzioni in legno

Siamo onorati di ospitare sul nostro blog Almerico Ribera, giornalista-editore che ha pubblicato la prima rivista italiana dedicata interamente alle costruzioni a struttura di legno (Progettolegno, era il 1978)  e che, per la stesura degli articoli tecnici aveva formato un gruppo di collaboratori dai nomi più illustri dell’architettura e dell’ingegneria dell’epoca.

Almerico ci ha concesso un’intervista davvero molto interessante che vogliamo proporvi questa settimana.

almerico riberaBuongiorno Almerico, come giudica oggi il settore specifico delle costruzioni di edifici a struttura di legno?

A parte alcune aziende certificate, il gruppo sempre più numeroso di costruttori di edifici di legno è formato principalmente da piccole e medie aziende che, fino a ieri costruivano tetti e pensiline, oppure “montavano” coperture, anche di grandi dimensioni, ma generalmente con legno lamellare fornito da altri.

Oggi si sono convertite a costruttori di edifici di legno senza però passare attraverso un rigoroso processo di studio.

Vale a dire?

Vale a dire che il settore degli “edifici a struttura di legno” si divide in due comparti che fanno a pugni l’uno con l’altro:

  • la fondazione di calcestruzzo armato che assorbe umidità dal terreno
  • la struttura di legno fissata alla fondazione di C.L.S. che teme l’umidità assorbita dalla fondazione.

Il sistema costruttivo degli edifici di legno, scatolare, prefabbricato e montato a secco, è relativamente semplice, le connessioni sono veloci da realizzare, la ferramenta si riduce all’impiego di pochi elementi, la precisione delle macchine CNC che lavorano i componenti strutturali è al centesimo di millimetro.

Al contrario la fondazione di calcestruzzo armato è molto approssimativa. In pratica si replicano in cantiere i medesimi problemi che incontra il serramentista nel momento in cui deve montare un componente preciso e tecnologico come un orologio (la finestra), in un luogo sporco, polveroso, approssimativo.

Quindi, tutti i problemi nascono dalla connessione fra legno e calcestruzzo armato.

Non sono ovviamente bastati i Corsi di Promolegno ad istruire gli industriali italiani che, nella maggior parte dei casi, edificano senza affrontare gli spinosi problemi derivanti dalla non corretta progettazione della platea di fondazione.

Anzi, la frase classica è la seguente:

“io sono responsabile della parte di costruzione che va dal piano della platea in su.”

Un grossolano e ridicolo controsenso, perché semmai oggi tradizione e cultura sono riposte nelle opere di calcestruzzo armato, non certamente nel legno del quale abbiamo perso proprio tradizione e cultura.

Cultura e tradizione?

Appunto.

Ma quale cultura e quale tradizione nel settore del legno?

È un falso storico. Provi chiedere ad un costruttore di case di legno o di tetti come si sviluppa una capriata centroeuropea e quali siano le differenze con una capriata mediterranea, o addirittura quali siano le differenze fra un tetto alla lombarda e un tetto alla piemontese.

La risposta spesso è:

“chissenefrega, fa tutto il computer!”

fondamenta di casa di legno marce

Lei cita Promolegno, ritiene che in passato abbia fatto un buon lavoro?

Inizialmente ha svolto un grandissimo lavoro.

In seguito i tecnici di Promolegno si sono persi sulla durabilità degli edifici di legno, spalleggiati dai costruttori italiani timorosi di proporre il legno per quello che è.

L’argomento era diventato tabù.

Oggi ne paghiamo le conseguenze. In ogni caso gli austriaci hanno investito bene sulla “progettazione italiana” e sono stati capaci di aprire un mercato che nel nostro Paese era morto e sepolto fin dalla fine della prima guerra mondiale e che senza il loro contributo e senza quello di due eccellenze universitarie del settore (Venezia e Trento), lo sarebbe ancora.

Sono le parole “in seguito” che mi incuriosiscono…

Nell’inconscio collettivo, opportunamente manipolato dagli austriaci, al quale ha fatto riscontro una candida ignoranza della progettazione italiana, il motivo conduttore è stato il passaggio da un’economia arretrata ad un processo di sviluppo e di consumo di tecnologie austriache.

Un processo che ha preso corpo faticosamente all’inizio, ma poi, sia per le disgrazie provocate dai terremoti, sia per il vuoto culturale generale, ha cavalcato la velocità di costruzione come elemento vincente.

Del resto è proprio nel vuoto culturale che si inseriscono coloro che sanno vendere.

È invece mancata totalmente la diffusione delle conoscenze relative alle tecnologie di progettazione e di costruzione della fondazione di calcestruzzo armato e degli impianti tecnici.

Così oggi, purtroppo, il settore subisce l’immagine negativa dovuta al degrado che aggredisce alla base molti edifici a struttura di legno, costruiti una decina di anni fa, e l’ineffabile sorrisetto stampato sul volto di chi al legno non ha mai creduto.

Se ti interessa quest’intervista, dai un’occhiata anche a quella precedente, fatta all’arch. Franco Laner >

Non parlerei di colpe, ma semplicemente di irresponsabile approssimazione. Ma allora, secondo lei, a chi dovremmo addebitare lo stato attuale delle cose?

In generale un po’ a tutta la filiera e agli attori del “sistema legno”: nessuno è esente, a partire da chi lavora il legno massello o produce il legno ingegnerizzato, fino ai produttori di ferramenta o di guaine e materiali coibentanti.

Ognuno di questi imprenditori, poco lungimirante, ha curato il proprio orticello.

Ma scusi, rileverà anche lei quante bestialità si leggono sulla stampa non specializzata e su internet, nelle recensioni di giornalisti generici.

E allora si faccia una domanda: esiste in Italia un mensile specializzato nel settore che diffonda risoluzioni di problemi di ingegneria del legno? Se non esiste chiediamoci il perché.

Ce lo dica lei…

È semplice.

Le aziende italiane inserite nel ciclo produttivo del sistema costruzioni di legno non credono nella cultura e nella diffusione delle conoscenze di base, anzi temono mestamente che la diffusione dei risultati di ricerca possano alzare l’asticella del livello tecnico del concorrente.

Vale a dire che non pensano ad istruire il Carpentiere, il Geometra, l’Architetto o l’Ingegnere con materiale didattico indipendente e certificato, ma fanno da sé, promuovendo il loro marchio di fabbrica e le loro esperienze, spesso fuori luogo, per non dire sbagliate.

Diffondono cioè notizie che non rispondono in concreto all’esame dei sistemi costruttivi e alle esigenze della durabilità di un edificio a struttura di legno. Intanto grondano indignazione contro gli austriaci e i tedeschi che invadono il nostro mercato.

Ma c’è di peggio.

Cosa?

I tedeschi hanno normato (Norme DIN) la costruzione della fondazione sulla quale si posano le pareti di un edificio a struttura di legno, descrivendo con ordine tutte le operazioni per costruire la platea a regola d’arte e le conseguenti operazioni di difesa dall’umidità.

Per approfondire leggi anche > come assicurare una corretta gestione dell’umidità di un edificio in legno

Le norme sono cinque e prendono in considerazione tutte le porzioni di un edificio e le tecnologie necessarie per evitare i danni provocati dall’inesperienza. Le norme mi furono segnalate da un bravo ingegnere trentino e quindi le ho tradotte in Italiano mettendole a disposizione di tutti.

In Italia, nonostante questo, la normativa non è stata proposta da alcun Ente, eppure sarebbe bastato rivedere e adattare alle nostre condizioni ambientali quella tedesca.

In conclusione regna la confusione, ma soprattutto regna l’ignoranza che, purtroppo, porta alla marcescenza delle pareti di molti, troppi edifici di legno.

Secondo lei chi avrebbe dovuto fare un lavoro di questo tipo?

Ovviamente l’industria italiana delle costruzioni con il legno. 

In tutto il mondo accade che, dove non arrivano le Istituzioni, è l’industria che propone alle proprie Associazioni la stesura delle normative da presentare nelle sedi appropriate, per esempio l’UNI.

Oppure è un editore sensibile che si incarica di dibattere pubblicamente il problema raccogliendo la documentazione necessaria a regolare l’attività di costruzione che salvaguardi insieme le aziende e il consumatore.

Altrimenti ognuno fa da sé e, sbagliando, fa crollare il mercato.

cultura e formazione

Ricapitolando, manca dunque il supporto tecnico, una guida, che diffonda la cultura del buon costruire con il legno a livello nazionale.

Esattamente: non esiste un referente cui fare riferimento. Le faccio due esempi.

Il primo: chi difenderà il nostro settore controbattendo le parole del dirigente della ditta Mengucci Costruzioni che, sul suo blog, scrive testualmente:

“Ecco i pericoli in agguato nel 95% delle case in legno” A cosa associ termini come tossico, irritante, cancerogeno? A qualcosa di dannoso e da evitare nel modo più assoluto, vero? E se questi termini fossero associati alla tua villa in legno come reagiresti? Io non ho dubbi: scapperei a gambe levate da una casa simile e non ci andrei mai a vivere, figuriamoci farci entrare i miei figli anche solo per un secondo”.

Parole di un impresario che non ha capito che il legno è un’opportunità in più per ogni impresa di costruzioni, non un nemico da ingiuriare; del resto, il legno, è un materiale da costruzione come il mattone, il cemento, l’acciaio.

Un secondo esempio è il seguente:

qualche anno fa, un Polo universitario molto importante nel settore italiano del legno, ha pubblicato, per conto di un’associazione di categoria, un volumetto redatto da quattro studiosi di valore.

Il titolo:

“Indicazioni per la progettazione e la direzione lavori di edifici di legno”. un’opera ben fatta, anzi fondamentale per il settore. Temo sia stato distribuito a pochi intimi, di fatto è introvabile.

Il motivo? Sempre il medesimo: vietato alzare l’asticella della professionalità del concorrente.

Gli unici che attualmente vanno controcorrente sono due Ingegneri che si impegnano con i loro Blog, naturalmente a spese loro.

Uno di questi due è lei.

Purtroppo è così, comunque ci muove la passione.

Certo, è meritorio.

In ogni caso vedo un pericolo che si nasconde nella mancanza di professionalità generale: quando ai margini del settore legno si affacceranno le imprese edili tradizionali più grandi e ben strutturate, per capirci quelle che sanno gestire il cantiere in toto, per i nostri costruttori verranno momenti difficili.

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Ringraziamo Almerico Ribera per averci concesso questa preziosa intervista e vi invitiamo a visionare il sito www.riberaformazione.it, Centro di Formazione per le Costruzioni in Legno a Milano.

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5 commenti
  1. Ruggero Azzalini
    Ruggero Azzalini dice:

    Come sempre Almerico Ribera ha fatto un´analisi precisa e professionale dei problemi legati alle costruzioni in legno che mi trova perfettamente in sintonia.Peccato che le associazioni e enti preposti che dovrebbero sostenere il comparto, non ne colgano la cultura e disponibilità.
    cordiali saluti
    Ruggero Azzalini

    Rispondi
  2. Gerolamo Stagno
    Gerolamo Stagno dice:

    leggo con interess el´intervistad Almerico Ribera mi permetto di significare che non è solo lìIndustria che deve proporre soluzioni ma un altroimprtante referente che dovrebbe intervenire il Mondo Accadeemco recpendouna buona volt aper tutte il Legno o meglio Le Costruzioni In Legno come Materia d´insegnamento al pari dignità di altre

    quando veremo entrare ealmente negli Atenei ne iCorsi di Architettura e Ingegneria questo
    Divertitetie dedicate un pò di tempo a verificare in quali Atenei nelle rispettive Facoltà di Architettura e Ingegneria sono attivati Corsi
    Chi scrive al Ministo dell´Istruzione e della Ricerca Scientifica di far entrare questiinsegnamenti nei Corsi Attivi
    Fatevi a capo di una petizione o dovremo attendere pareri di Enti GiureConsulti magari chiamati a pronunciarsi per violazioni e dimenticanze rispetto alla Costituzione nel Diritto allo Studio

    Rispondi
    • Alex Merotto
      Alex Merotto dice:

      Buongiorno Sig. Stagno

      La sua è una precisazione molto interessante, del resto non è una novità che il mondo accademico sia lontano dal mondo del lavoro. Mi auguro che questa possa essere una buona occasione per avvicinare questi due aspetti. Potrebbe essere molto interessante avere una sua visione più completa sulla questione.

      La ringrazio

      A.M.

      Rispondi

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  1. […] approfondire vi consigliamo di leggere l’intervista ad Almerico Ribera ed al professore Franco […]

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